Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna

Una nuova, imperdibile mostra a Palazzo Strozzi a Firenze dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018.
Saranno circa 70 le opere esposte, tra dipinti e sculture, di artisti come Michelangelo, Pontormo, Rosso Fiorentino, Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giambologna, Bartolomeo Ammannati. Soggetti sacri e profani di un’epoca straordinaria per inventiva e estro, caratterizzata dalla Controriforma del Concilio di Trento e dal mecenatismo estroso di Francesco I de Medici.
Dal carattere melanconico e umorale, Francesco si dedicò allo studio di Arte e Natura, amante di esperimenti che svolgeva in quella meraviglia che era lo Studiolo di Palazzo Vecchio.

La mostra sarà inoltre l’occasione per ammirare capolavori, come una scultura di Michelangelo, che sono stati portati a nuova vita grazie a restauri condotti in collaborazione con musei e istituzioni del territorio e internazionali.

Prossime visite guidate:
Domenica 22 Ottobre ore 11.00
Giovedì 23 Novembre ore 20.30
Costo delle visite: 21 euro a persona (comprensive di biglietto di ingresso, guida turistica e auricolari)

Info e prenotazioni: 
info@andantetuscany.com
+39.347.0171707

Vuoi una visita guidata privata dedicata a te e i tuoi amici? Contattaci!

[Immagine di copertina: dal sito palazzostrozzi.org]

Oggi proverò a fare il Berlingozzo. Che non è una cosa proibita e nemmeno un travestimento di Carnevale.
Il Berlingozzo è un dolce che vede i natali nel XV secolo in Toscana ed è diffuso in particolar modo nella provincia di Pistoia, a Lamporecchio. A forma di ciambellone, è molto morbido e ricco di anice tanto che ricorda il sapore dei brigidini. E’ tradizione cucinarlo il giorno di Berlingaccio, quando chi ‘un ha ciccia ammazzi i’ gatto! Se adesso siete confusi tra ciambelloni e gatti, ecco qua la spiegazione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, il primo della lingua italiana:

Berlingaccio è il Giovedì che va innanzi al giorno del Carnasciale, nel quale si fa buona cena, e si mangia assai.
Deriva da BerlingareQuali bere, e linguáre, ciarláre, cinguettáre, avendo ben pieno il ventre, ed essendo ben riscaldato dal vino.

Tradotto, è il Giovedì antecedente il Martedì Grasso, l’ultimo giorno del Carnevale. Seguirà il mercoledì delle Ceneri e la Quaresima, durante la quale nella tradizione cattolica e di altre chiese cristiane, non è permesso eccedere, soprattutto a tavola. E allora per Berlingaccio diamo libero sfogo alla fame, al vino, alle ciarle, che altro non sarebbero che le chiacchiere leggere, i cinguettii. Divertiamoci prima dell’astinenza dei quaranta giorni che portano alla Pasqua “nel qual tempo i fedeli da’ ventun’ anno in su digiunano tutti i giorni, salvo le domeniche” (Vocabolario degli Accademici della Crusca).
Il menù della libera gozzoviglia prevedeva un tempo la ciccia (la carne) che in Quaresima era proibita e che rappresentava l’alimento più ambito e costoso. Ma la povertà delle campagne non permetteva questa trasgressione e allora nasce il detto chi non ha ciccia ammazzi il gatto!

Quest’anno non ho cucinato nessuno dei tipici dolci di Carnevale (qui le ricette). I cenci e frittelle li ho presi in una piccola pasticceria di paese e la schiacciata alla fiorentina in una bottega del centro di Firenze. E allora ho proprio voglia di contribuire a mantenere le tradizioni e mi metterò subito all’opera. Buon Berlingaccio!

 

Il 14 Febbraio è considerato da tutti il giorno più romantico dell’anno. Ma che fatica arrivarci sani e salvi! I giorni precedenti sono tutti un “Oh no!”

Oh no!  Il ristorante è già pieno!

Oh no!  Le rose rosse son banali! Dove le trovo blu con sfumature di giallo per fa capire che ho capito che è un tipo vivace e misterioso?

Oh no!  Il corriere con il regalo non arriverà prima del 15, San Faustino… disastro!

Oh no!  Mi aveva detto di non voler festeggiare, e io non ho davvero pensato a niente…!

Respiriamo.

Cercare di far passare al proprio partner una giornata speciale richiede un dispendio di energie tale che quando si arriva al 14 Febbraio è già tanto che non ci si addormenti sul divano come bambini! E addio serata romantica

C’è una soluzione! Partire insieme per una piccola vacanza in campagna,  senza stress e preoccupazioni. Ma come esaudire i desideri della dolce metà? Ci abbiamo pensato noi!

→ Per partner avventurosi, ma dal cuore tenero suggeriamo un soggiorno in una vera casa sull’albero a pochi passi da Firenze (dal giardino si vede il Duomo!). Compreso nel pacchetto è inoltre un esclusivo tour con degustazione di vino all’innovativa Cantina Antinori Chianti Classico.

→ Per lasciarsi andare e non pensare a nient’altro che a noi, niente di meglio che un agriturismo circondato dalla natura dove potrete godere di un bagno caldo al tramonto nella vasca idromassaggio esterna, sorseggiando del buon Chianti Biologico.

→ Chi invece cerca un nuovo benessere psicofisico potrà godere in di un massaggio con campane tibetane, seguito da una cena vegetariana, per dedicarsi all’amore dell’altro, ma anche di se stesso. 

→ E per chi non si ferma mai e vuol camminare mano nella mano, la Via Francigena è l’ideale. Per passeggiare durante il giorno e la sera riposarsi in un agriturismo dove tutto si basa su criteri etici e di sostenibilità e che vanta autosufficienza energetica grazie a fonti rinnovabili.

Dimenticate lo stress di San Valentino! E l’unico “Oh no!” che direte sarà… Oh no! E’ già ora di tornare a casa?

Per maggiori informazioni scrivimi!

Oggi vi racconto un’esperienza che ho fatto personalmente, ma che vorrei far provare anche ai viaggiatori che scelgono Andante Tuscany. Perché è talmente rilassante che fa tornare il cuore a battere a un ritmo andante.

Stavo lavorando al pc quando Simona non mi ha chiamata per invitarmi a una “giornata saponi”. Simona ha un piccolo agriturismo in campagna, nella provincia di Arezzo, e si inventa sempre delle giornate particolari e informali non solo per gli ospiti, ma anche per gli amici e i vicini.

Ve lo confesso, io il sapone l’ho sempre comprato al supermercato. Sono attenta, leggo la composizione e mi informo sulle varie marche. Ma non mi era mai venuto in mente di poterlo fare con le mie mani.

Perché no? Proviamo a fare il sapone! Anche solo per staccarmi dal pc e dal lavoro…

Prima di andare da Simona ho fatto una piccola ricerca su internet, per capire perché sempre più persone si cimentano nel fai-da-te dei detergenti. Ho trovato molti buoni motivi, di natura economica, ambientale e allergica. Ma nessuno diceva la cosa più importante.

La giornata è iniziata con l’arrivo del mastro saponaio Gianluca, che ci ha subito portate (eh già, eravamo tutte donne! Giocava l’Italia a calcio…) a raccogliere la lavanda in giardino. L’abbiamo poi tutta sgranellata e raccolta su uno straccio, in attesa di metterla nel composto per il sapone.

Sorvolo sui dettagli del procedimento tecnico, dirò solo che, al contrario di quello che mi aspettavo, è veloce e per niente difficile. L’impasto si può profumare a piacimento. Noi ne abbiamo fatto un po’ alla lavanda e un po’ a un dolce profumo indiano. E ci siamo sbizzarrite con le forme: dai cuori ai cappelli di Babbo Natale (anche se Dicembre non è proprio dietro l’angolo, ma hai visto mai…). Ma ancora non è questa la cosa più importante. Allora qual è?

La cosa più importante del fare i saponi artigianalmente è il fare. Creare un prodotto dalla A alla Z con le proprie mani e modellarlo a piacimento. In un mondo pieno di appassionati del fai-da-te, io ho voluto provare iniziando da un elemento elementare e senza dubbio utile, il cui risultato potessi vederlo ogni giorno, a partire dal mattino al risveglio. E in ogni momento io abbia voglia, o necessità, di prendermi cura di me. Mi lavo usando sul mio corpo qualcosa che ho creato. E che mi trasmette la rilassatezza della giornata, la tranquillità di un pomeriggio in campagna, a raccogliere lavanda e a chiacchierare tra donne. Incredibile a dirsi, mi vedo già la pelle più luminosa!

È questa la filosofia di Andante. Un viaggio a ritmo lento che permette di dedicare un pomeriggio a esperienze simili: creare, rilassarsi e parlare. Perché chiunque possa portarsi a casa un ricordo di una pausa dedicata solo a se stesso e tirarlo fuori quando tutto intorno corre.