… ma se sei un amante del viaggio #apassolento goditi la lettura!

Per una volta a Michelangelo Buonarroti, Piero della Francesca e Francesco d’Assisi ho preferito Clelia Marchi, Vincenzo Rabito, la contessa Emilia. Se vi chiedete chi sono e avete voglia di scoprire una Toscana alternativa e inusuale, siete nel post giusto!

Nelle campagne della Valtiberina, poco distante da Arezzo, esiste un piccolo museo che raccoglie le vite di ognuno di noi. Incombenze quotidiane, sentimenti e pensieri che pensiamo banali, oppure eventi eccezionali e inconsueti ma che ci immaginiamo privi del pathos dei romanzi e delle grandi storie d’amore e d’avventura. Ma nel sorprendente Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano ad essere esposti sono proprio i frammenti di vita delle persone comuni, che grazie ai loro scritti autobiografici hanno raccontato la storia d’Italia, e non solo.

Il paese di Pieve Santo Stefano nel 1944 ha toccato da vicino quel che può voler dire la perdita della memoria, quando con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale era andato distrutto l’antico borgo. La ricostruzione ha ridato vita al luogo, ma l’architettura dei ricordi se n’era andata per sempre. Fu con il giornalista e scrittore Saverio Tutino, che nel 1984 propose al paese la creazione di un archivio dei diari, epistolari e memorie autobiografiche, che la memoria tornò ancora una volta ad abitare a Pieve.

«Se all’uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare»
(Vincenzo Rabito)

Dall’archivio nacque poi il Piccolo Museo del Diario, che in uno spazio intimo e familiare apre al visitatore le porte sulla vita di Clelia, fatta di sacrifici ma anche di amore, quello per il marito Anteo che se n’è già andato e l’ha lasciata sola. E allora lei ha preso uno dei lenzuoli matrimoniali buoni e nel silenzio della notte vi ha scritto le righe fitte della trama della loro storia. O sul mondo di Vincenzo, bracciante siciliano semi-analfabeta che con caparbietà e tenacia ha scritto una monumentale, tragicomica, autobiografia. O ancora sull’ostacolato amore della contessa Emilia, sulla rabbia di Renzo che al fronte aspetta la lettera della sua Giannina che tarda ad arrivare…

Foto di Luigi Burroni dal sito www.piccolomuseodeldiario.it

E’ un tour eccezionale quello che si svolge in questo Museo, qui si viaggia tra i dimenticati dai libri, nei sotterranei e nelle segrete delle esistenze di chi, nella Storia, pensava di non avere voce in capitolo. E invece ne ha avuta, eccome.

Il Piccolo Museo del Diario versione itinerante e trasportabile, creata da dotdotdot, autori anche del percorso museale interattivo.

Vuoi visitare anche i dintorni del Piccolo Museo del Diario? Da Pieve Santo Stefano si arriva facilmente ai borghi di Anghiari, Città di Castello, Monterchi, Sansepolcro (terre di Piero della Francesca) Caprese Michelangelo (il 6 Marzo 1475 qui nacque Michelangelo Buonarroti) e i luoghi cari a San Francesco d’Assisi come il Santuario de La Verna.
Scrivici per un tour su misura #alritmodelcuore! info@andantetuscany.com

 

[Immagine di copertina: Luigi Burroni]

 Un’oasi incontaminata fuori dal turismo di massa! 

SABATO 9 SETTEMBRE 2017 Andante Tuscany ti porta a Gorgona!

L’isola più piccola e settentrionale dell’Arcipelago Toscano, l’ultima isola-carcere d’Europa, un luogo in cui convivono natura e uomo, preservando e valorizzando l’ecosistema e favorendo il recupero dei detenuti tramite il lavoro a contatto con la terra e gli animali. Una visita esclusiva attraverso la storia, l’ambiente e la vita quotidiana del carcere con un’escursione a piedi accompagnata da una Guida Ambientale lungo i sentieri e dentro la fattoria.
Gorgona è prevalentemente montuosa e ricca di suggestive baie e insenature, sulle quali svettano le due fortezze Medicea e Pisana.

Programma della giornata “tipo”:
imbarco dalle 7.45 a LIVORNO davanti ai Quattro Mori
8.15: si salpa!
alle 9.25 ca. arrivo a Gorgona, dove la guida sbrigherà le formalità legate alla Casa di Reclusione. Visiteremo la parte nord e ovest dell’isola con un facile itinerario a piedi lungo strade bianche (lunghezza 6 km).
all’ora di pranzo sosta all’ombra della lecceta per consumare il pranzo al sacco da procurarsi individualmente.
dopo pranzo proseguiremo il percorso fino alla Torre Vecchia e concluderemo nel grazioso porticciolo, dove, a discrezione dell’Amministrazione Penitenziaria, sarà possibile fare un bagno.
ritorno nel tardo pomeriggio (ore indicativa di arrivo a Livorno: 18.30 oppure 19.40).

Modalità di prenotazione: ENTRO il 30 GIUGNO 2017
telefonando al +39.347.0171707 o scrivendo a info@andantetuscany.com. E’ obbligatorio fornire i propri dati anagrafici (nome, cognome, luogo e data di nascita, cellulare, indirizzo di residenza).
Costo: 68€ adulto / 38€ minori fino a 12 anni.
Il costo è comprensivo di guida ambientale, ticket d’entrata al Parco e trasporto marittimo.

Su richiesta è possibile organizzare anche il pernottamento a Livorno e il viaggio in bus!

La torre vecchia (Ph Wikipedia by G. Spinozzi)
L’isola è un carcere, la Polizia Penitenziaria sottoporrà a controllo i dati anagrafici dei partecipanti e si riserverà di NON autorizzare lo sbarco a coloro che hanno carichi pendenti. Per ulteriori informazioni:+39.347.0171707 o info@andantetuscany.com
Escursione a piedi facile, lunghezza massima 8 km circa; dislivello in salita 250 m; tempo massimo di cammino 3h00′ più le soste e le spiegazioni della Guida.
Poiché l’isola è interamente compresa all’interno di un carcere NON è possibile muoversi individualmente sul territorio né allontanarsi dal gruppo nel corso della visita; NON è possibile sbarcare apparecchi fotografici e videocamere né cellulari, che saranno raccolti prima dello sbarco. Il bagno in mare sarà possibile a discrezione dell’Amministrazione carceraria. Obbligatorie scarpe da ginnastica per l’escursione a piedi.
(L’immagine di copertina è esemplificativa e non corrisponde alla realtà… a Gorgona la macchina fotografica non si può portare!)

L’origine della Via Francigena si perde in tempi remoti, quando altro non era che un insieme di tracce, sentieri e piste battute dell’epoca dei Longobardi e Bizantini. Il nome Francigena significa “originata dalla Francia” e ben presto divenne la strada di collegamento tra nord e sud Europa. Non solo per gli eserciti e i mercanti, ma anche e soprattutto per i pellegrini desiderosi di raggiungere Roma (e da qui i porti pugliesi per recarsi a Gerusalemme) se venivano da nord, o Santiago de Compostella se venivano da sud. Fu l’Abate Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, recatosi a Roma nell’anno 990, a regalarci un diario del suo cammino, grazie al quale è stato ricostruito il percorso che oggi conosciamo.

Da Canterbury a Roma a piedi – è questo che ogni buon pellegrino si pone come massimo obiettivo. E che sia guidato da una motivazione religiosa o laica poco importa, il cammino porta giovamento allo spirito, alla testa e al corpo. E’ un viaggio slow e consapevole, un regalo che facciamo alla parte di noi stessi che vuol tornare a camminare piano.

“Spostarsi non è stato più questione di ore, ma di giorni, di settimane. Per non fare errori, prima di mettermi in viaggio, ho dovuto guardare bene le carte, rimettermi a studiare la geografia. Le montagne sono tornate a essere possibili ostacoli sul mio cammino e non più delle belle, irrilevanti rifiniture in un paesaggio visto da un oblò”
Tiziano Terzani – Un indovino mi disse

Il tratto di Francigena in Toscana è di quasi 400 km, in 15 tappe, dall’Appennino Tosco-Emiliano alle meravigliose Crete Senesi. Una piccola ma fondamentale esperienza di questo cammino può essere fatta nel tratto delle colline della Valdelsa, terra ricca di castelli e abbazie. Andante vi propone un pacchetto di 2 giorni, accompagnati da una guida ambientale autorizzata. La partenza è dalla stazione dei treni di San Miniato, dove si erge la Rocca adibita a punto di controllo sulla Via. Se ne percorre un tratto per arrivare ad un Agriturismo eco-sostenibile e completamente autosufficiente, immerso nel silenzio delle colline circostanti. La sera sarà dedicata al relax e all’assaggio dei prodotti tipici bio a km zero. Dopo un sonno ristoratore e una gustosa colazione si riparte per la tappa successiva, che ci porterà a Castelfiorentino, centro artisticamente interessante grazie a santuari, ville signorili e agli affreschi quattrocenteschi di Benozzo Gozzoli. Sarete poi accompagnati alla stazione dei treni per il rientro.

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Vuoi maggiori informazioni? Scrivi a info@andantetetuscany.com  o chiamaci! 0039.3470171707

C’è un sogno che mi sta tentando.

Immaginatevi l’inverno e i suoi colori al tramonto. Siete all’aria aperta, il freddo è pungente ma voi vi state immergendo in una vasca idromassaggio bella calda. A fianco avete la dolce metà che vi porge un bicchiere di vino Chianti, biologico.

Non dovete far altro che rilassarvi e l’unica preoccupazione sarà quella di capire quando arriverà l’aperitivo.

E arriverà l’aperitivo, con tutti i prodotti biologici dell’azienda agricola nella quale state soggiornando. E ci sarà anche un assaggio di olio extravergine di oliva del nuovo raccolto.

La mattina successiva aprirete gli occhi e il sogno non sarà finito. E’ tutto vero, anche il cestino sul tavolo con i prodotti locali bio per la colazione.

E sì, oggi visiterete Firenze. O andrete a fare una passeggiata in mezzo alla natura e tra piccoli, rilassanti, borghi.

Io da questo sogno mi faccio tentare, e voi?

Andante vi propone un romantico pacchetto:

– 2 notti in Agriturismo e Azienda Agricola in Toscana, tra Firenze, Arezzo e Siena, alle pendici del Pratomagno

– Bagno nella vasca idromassaggio riscaldata esterna

Cestino della colazione di prodotti aziendali e locali biologici

Aperitivo con prodotti aziendali biologici incluso l’assaggio del nuovo olio extra vergine di oliva raccolta 2016

A partire da 220 euro per 2 persone

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Info e prenotazioni: info@andantetuscany.com – 0039.347.0171707

Autunno, quanto ci sei mancato! Giornate piovose, fatica a uscire di casa, voglia solo di divano e copertina. E mentre il corpo lentamente si abitua (o, per meglio dire, si arrende) a lottare ogni mattina contro l’istinto al letargo, verso l’ora di pranzo si accende un improvviso entusiasmo. Perché è Novembre. E l’olio nuovo sta arrivando sulle nostre tavole.

In questo periodo dell’anno ogni pasto in Toscana si conclude con pane e olio. Non è semplicemente un’abitudine, è proprio il corpo che lo richiede, ne sente la necessità quasi fosse un bisogno primario. Fame, sete, sonno, fettunta.

L’olio di oliva è un elemento principale della dieta mediterranea e le sue proprietà benefiche per la salute sono state ampiamente studiate e provate. Ma, si sa, ciò che fa bene non sempre ci piace. E allora perché l’olio invece ci strapiace?

Perché fa parte della storia della nostra vita. Ci aiuta a cadenzare le stagioni, gli anni, i ricordi. Viaggiamo, ci trasferiamo, ci perdiamo, ma l’odore e il sapore pizzichino dell’olio immediatamente ci riportano a casa. E’ la nostra madeleine. Non abbiamo scelta: è la consistenza stessa dell’olio che lo rende avvolgente e non facilmente removibile. Quando prepariamo la fettunta siamo autorizzati a dimenticare le buone maniere e a sporcarci, perché è assolutamente necessario ungersi le dita. E come gli antichi atleti che si ungevano il corpo prima di iniziare la gara, anche noi dopo una fettunta siam pronti per affrontare ogni prova. C’è chi dice che bocca unta non disse mai male e, anche se il proverbio è usato per altri comportamenti, è pur vero che il pan con l’olio ha anche un effetto calmante!

Un modo divertente e piacevole per capire la devozione che si ha in Toscana per l’olio di oliva è provare il nostro tour “Tra arte e Olio”. Sarete accompagnati a visitare lo storico Frantoio di Santa Téa a Reggello, nelle colline della provincia fiorentina. E al termine del viaggio nella storia della produzione dell’oro verde, finalmente potrete assaggiare la fettunta!

Ph Martin Bauer
Ph Martin Bauer

Quando accompagno un gruppo in visita nella campagna fiorentina e l’ora di pranzo si sta per avvicinare, mi diverto a parlare dell’enogastronomia della zona, incrociandola con un aneddoto sulla mia famiglia. Pappa al pomodoro, bruschetta, crostini con i fegatini di pollo, schiacciata alla fiorentina… mi vien l’acquolina in bocca a scrivere, figurarsi a raccontarlo! Descrivo le ricette e narro le storie e i personaggi ad esse collegate. Termino sempre parlando della famosa minestra di pane.

Questo piatto tipico delle campagne toscane è fatto di pane raffermo bagnato posato a strati in una zuppiera, intervallato con cavolo nero e fagioli. Il giorno dopo con la minestra avanzata si cucina la ribollita.

E qui entra in gioco la mia famiglia.

Mia nonna diceva che per fare una buona ribollita “come Dio comanda” si deve prendere la padella più vecchia che si ha in casa, un po’ di olio di oliva e si scalda la minestra. Obbligatorio è farla attaccare (per questo si usa una padella vecchia!) così che si formi una bella crosticina.

Dovete però sapere che a casa mia, quando qualcuno mi diceva “sei bella!” faceva sempre eco mio zio con un gentile “come il culo della padella!”. Ed io mi figuravo la padella usata per la ribollita, vecchia, nera e piena di ammaccature. Non lo prendevo esattamente come un complimento… e giù tutti a ridere.

Rideva la mia famiglia, ride di solito anche il gruppo che accompagno. Li lascio andare a tavola, sperando che nei cibi che assaggeranno possano sentire anche il sapore della quotidianità, da gustarsi come un viaggio: lentamente senza fretta. Sapori nuovi, ricordi nuovi.


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La ricetta della minestra di pane come si fa a casa mia

Per 6 persone

Ingredienti:

  • 500 gr di fagioli cannellini
  • 4 mazzetti di cavolo nero
  • Abbondante pane raffermo toscano cotto a legna
  • Sale
  • Pepe
  • Olio extravergine di oliva
  • 3 patate
  • Odori: 2 costole di sedano, 2 carote, 1 cipolla

Lasciare per una notte i fagioli a mollo nell’acqua. Il giorno dopo lessarli. Far soffriggere molto bene in un tegame grande gli odori con le patate tagliate a tocchetti. Poi aggiungere il cavolo nero tagliato grossolanamente e farlo appassire, con tanto di sale e pepe. Successivamente aggiungere abbondante acqua e lasciare bollire per dieci minuti circa. Aggiungere tre quarti dei fagioli lessati, precedentemente tritati, con l’acqua di cottura. Lasciare bollire per un paio di ore, finché non si forma un brodo denso. Tagliare a fettine fini il pane e riempire una zuppiera a strati. Alternare pane, brodo e il quarto rimanente dei fagioli interi, stando attenti che il pane si inzuppi bene. Servire calda.

Il giorno dopo, se è avanzata la minestra, metterla in una padella di ferro, con abbondante olio e lasciare “ribollire”, senza coprirla. Si consiglia di lasciarla attaccare per formare una crosta croccante. Servire calda con olio a crudo.

Buon appetito! 

“Oggi gita nel bosco con tutta la famiglia!”
Quante volte nell’udire questa frase avete sentito arrivare un’ondata improvvisa di stanchezza? Prepara le mappe, informati sulla zona, pensa ai panini, trova un bivacco, ripassa piante e animali per rispondere a tutte le domande dei bambini…

Immaginatevi adesso di poter visitare, alle porte della foresta, un luogo dove siete accolti da brave guide ambientali che non aspettano altro che mostrarvi i segreti del bosco in cui state per entrare.

Siamo a “Ponte a Enna”, Centro Visite della Foresta di Sant’Antonio a Reggello, poco distante da Firenze e Arezzo. Punto di accesso all’area naturale protetta, si trova sul crocevia di numerosi sentieri che collegano il Valdarno e il Casentino, due valli unite dalla dorsale del Pratomagno (oltre 1500 mt di quota).

Ma torniamo ai bambini. Visitare questo luogo con i piccoli può diventare una fantastica avventura! Perché le guide esperte lo hanno reso anche Centro Didattico. E così, grazie a numerosi giochi esperienziali si può imparare molto della natura, della flora e della fauna, per esempio come riconoscere una pianta dal profumo o come avvistare i caprioli senza disturbarli. E per i gruppi è possibile anche partecipare a giochi come la caccia al tesoro botanica, il mini orienteering o il detective della natura, con tanto di microscopi e bussole.

Centro Visite Ponte a Enna Reggello

Dopo questa esperienza è garantito che la voglia di camminare cresce e la vacanza in famiglia sarà l’occasione per stimolare la curiosità verso qualsiasi forma di vita vegetale che incontrerete.

Diventerà interessante anche la pianta che vegeta sulla scrivania dell’ufficio!

Buona passeggiata! E stavolta sarete voi a fare mille domande ai vostri bambini su ogni singolo albero, sasso, animale!

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Il Centro Visite è aperto Sabato, Domenica e festivi dalle 10 alle 18 (da Giugno a Agosto 2017). Su prenotazione è possibile organizzare le attività per gruppi e scolaresche durante tutto l’anno.

Il Mercato di Sant’Ambrogio è uno dei luoghi che preferisco a Firenze. C’è sempre confusione, gente che va, gente che viene, un gran bel casino fiorentino in Piazza Ghiberti. Lo scorso sabato stavo andando all’interno del Mercato per un brunch accompagnato da un reading con musica. Erano le 11 di mattina, mi aspettavo pancake e cappuccino.

Che ingenua. Oh! Siamo a Firenze!

Al Mercato di Sant’Ambrogio il brunch all’inglese non esiste proprio. Per fortuna alla Trattoria da Rocco lo sanno ed hanno inventato il brunch alla fiorentina: lingua lessa, panzanella con il farro e la cipolla, tagliatelle con le zucchine, fiasco di vino rosso. Una goduria.

A questo punto non mi aspettavo nemmeno più il classico reading. Avevo ragione, perché due attori in veste da chef ci hanno forniti di cuffie WI-FI, regalandoci un’ora di viaggi e ricordi leggendo l’esilarante racconto Gola di Mattia Torre, intervallato da musica, canti e divagazioni.

Dal titolo Gola già si capisce dove si va. Si va a parlar di quel peccatuccio che gli italiani conoscono molto bene. Potrei citare Dante e la sua legge del contrappasso (Inferno, canto VI), ma preferisco, come l’autore, citare gran parte delle nostre mamme, nonne, zie: “Non mangi? Stai male?”.

Kanterstrasse/Gola/Mercato di Sant'Ambrogio
Andrea Giannoni e Marco Giunti

E mentre ascoltavamo racconti di guerre tra vicini per una pentola prestata e mai resa, di fughe da avanzi del pranzo da portare a casa, di assoluta e religiosa devozione alle regole culinarie, ognuno di noi pensava che no, non è il mio caso, io sono immune da questa popolare venerazione del Dio Cibo. E cercava con avidità e forchetta i pezzi più grandi di cipolla nella panzanella.

Mangia che la guerra è finita. Mangia, ti fa bene. E attenta, che la guerra potrebbe tornare. E quando c’è la guerra, l’è maiala”.

E poi arriva lei. La signora che non partecipava al reading, ma che sentendo vagamente parlare di Firenze, ci urla contro un “A Firenze l’è tutto bello!”. Non so se ricordate, noi avevamo le cuffie. E l’abbiamo sentita.

Come può non piacermi Sant’Ambrogio?

Gola è uno spettacolo organizzato per l’Estate Fiorentina 2016 da Kanterstrasse, con Andrea Giannoni e Marco Giunti (prossima replica 2 Luglio). Consigliamo anche il reading in lingua inglese Eating Kitchen Stories (24 Settembre, 1 e 8 Ottobre 2016).

Una mia carissima amica è partita ieri per fare il cammino di Santiago. Lo scorso anno ha fatto invece un tratto del cammino di San Francesco. Parte con lo zaino in spalla, senza prenotare gli alloggi, carica di mesi di allenamento. È una vera pellegrina.

L’invidia per la sua costanza e determinazione mi ha portata a riflettere sul camminare, anzi, sul mio modo di camminare.

I benefici fisici della passeggiata quotidiana li sappiamo tutti, i medici ce li ripetono da anni (grazie medici, insistete!). Pensavo più che altro a quelli mentali. Sono un tipo ansioso, troppe preoccupazioni. Nei momenti di maggiore stress immagino il mio cervello come una nuvoletta (memore dei disegni da scuola elementare) piena zeppa di pensieri che si accumulano, si accumulano, si accumulano…
Un groviglio di nozioni, idee, soluzioni, riflessioni, pensieri miei, pensieri di altri, pensieri di tutti… a volte credo di essere un registratore.

Poi decido di andare a camminare. Così, di punto in bianco.

E respiro. Scelgo sempre viottoli di campagna, dove ci sia del verde, tanto possibilmente. E dove non passino le macchine, voglio solo sentire cantare gli uccellini. Perché, che ci crediate o no, gli uccellini cantano ancora.

Il cervello prende aria, i pensieri piano piano mi si staccano di dosso e si disperdono. Ogni passo un pensiero che vola via. Diventa tutto relativo, tutto si ridimensiona. E sto solo camminando! Immaginatevi se mi mettessi a correre!

Non sono però il tipo che parte da sola per un lungo viaggio a piedi, come la mia amica. Vorrei esserlo, ma non ho l’allenamento giusto e ho una “leggera” tendenza a perdermi (quando è uscito il primo navigatore me lo hanno regalato in tre!). Preferisco partire con una guida esperta e un gruppo di persone con cui condividere il viaggio.

Magari toccando anche luoghi d’arte, piccoli e rilassanti paesi dove prendere un caffè, parlare con persone che di pellegrini ne vedono passare molti e se ne prendono amorevolmente cura, indicando loro la via, offrendo da bere, un passaggio, un saluto.

Chi cammina gode di particolari privilegi, tutti lo guardano con ammirazione. Secondo me perché si vede che ha il cervello, anzi, la nuvoletta libera da pensieri aggrovigliati. Perché se cammini non puoi avere pensieri pesanti, devi avere per forza un bagaglio leggero.

Vuoi partire per un cammino in Val d’Orcia e lungo la via Francigena? Scrivimi!

Mi ha sempre affascinato la tecnica che serve a creare le statue in bronzo.
A partire dal nome: fusione a cera persa.
È una tecnica antichissima, risalente all’età del bronzo e ampiamente usata in età classica. Quasi del tutto abbandonata nel Medioevo, fu poi ripresa nel Rinascimento.

Proverò a spiegare in poche parole un procedimento nella pratica lungo e laborioso. Il primo passo per realizzare una statua in bronzo è creare la statua in terracotta (chiamata anima), per stenderci sopra uno strato di cera, che l’artista rifinisce con tutti i particolari. A questa vengono applicati dei canalini e un imbuto, sempre in cera. Il tutto viene ricoperto nuovamente di terracotta e messo in forno. La cera così si scioglie ed esce dai canalini. Dall’imbuto viene poi versato il bronzo fuso e, una volta raffreddato, viene tolta la creta. Ed ecco la statua.

Non vi pare romantico il nome che hanno scelto per questa tecnica? A cera persa. L’accento è su un elemento che si perde, che se ne va, che sparisce. Ma che è fondamentale per la creazione, è in questa parte che si definiscono tutti i particolari, le piccolezze, le caratteristiche del soggetto.
Ha un sapore nostalgico.

Mercurio_volante,_Giambologna,_Bargello_Florenz-01 (1)La difficoltà della realizzazione delle statue in bronzo è inoltre quella della impossibile correzione. Una volta che il bronzo fuso si è solidificato e la statua è fatta, non si possono fare modifiche e la cera sulla quale hanno lavorato per imprimere ogni minimo particolare è ormai sciolta. Insomma, buona la prima!

Il procedimento della cera persa si è modificato negli anni, andandosi a perfezionare, grazie ad artisti come Verrocchio, Lorenzo Ghiberti, Donatello. Se volete vedere un capolavoro indiscusso di questa tecnica non potete però perdere il “Mercurio volante” di Giambologna (1580) conservato al Museo del Bargello di Firenze. L’artista, scultore fiammingo, in realtà si chiamava Jean de Boulogne ed è stato ribattezzato come solo i fiorentini sanno fare. Ma questa è un’altra storia.

Vuoi prenotare un tour a Firenze sulle tracce di Giambologna e di altri maestri della tecnica a cera persa? Scrivimi!

 

Immagine: By Rufus46 (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons