Il Mercato di Sant’Ambrogio è uno dei luoghi che preferisco a Firenze. C’è sempre confusione, gente che va, gente che viene, un gran bel casino fiorentino in Piazza Ghiberti. Lo scorso sabato stavo andando all’interno del Mercato per un brunch accompagnato da un reading con musica. Erano le 11 di mattina, mi aspettavo pancake e cappuccino.

Che ingenua. Oh! Siamo a Firenze!

Al Mercato di Sant’Ambrogio il brunch all’inglese non esiste proprio. Per fortuna alla Trattoria da Rocco lo sanno ed hanno inventato il brunch alla fiorentina: lingua lessa, panzanella con il farro e la cipolla, tagliatelle con le zucchine, fiasco di vino rosso. Una goduria.

A questo punto non mi aspettavo nemmeno più il classico reading. Avevo ragione, perché due attori in veste da chef ci hanno forniti di cuffie WI-FI, regalandoci un’ora di viaggi e ricordi leggendo l’esilarante racconto Gola di Mattia Torre, intervallato da musica, canti e divagazioni.

Dal titolo Gola già si capisce dove si va. Si va a parlar di quel peccatuccio che gli italiani conoscono molto bene. Potrei citare Dante e la sua legge del contrappasso (Inferno, canto VI), ma preferisco, come l’autore, citare gran parte delle nostre mamme, nonne, zie: “Non mangi? Stai male?”.

Kanterstrasse/Gola/Mercato di Sant'Ambrogio
Andrea Giannoni e Marco Giunti

E mentre ascoltavamo racconti di guerre tra vicini per una pentola prestata e mai resa, di fughe da avanzi del pranzo da portare a casa, di assoluta e religiosa devozione alle regole culinarie, ognuno di noi pensava che no, non è il mio caso, io sono immune da questa popolare venerazione del Dio Cibo. E cercava con avidità e forchetta i pezzi più grandi di cipolla nella panzanella.

Mangia che la guerra è finita. Mangia, ti fa bene. E attenta, che la guerra potrebbe tornare. E quando c’è la guerra, l’è maiala”.

E poi arriva lei. La signora che non partecipava al reading, ma che sentendo vagamente parlare di Firenze, ci urla contro un “A Firenze l’è tutto bello!”. Non so se ricordate, noi avevamo le cuffie. E l’abbiamo sentita.

Come può non piacermi Sant’Ambrogio?

Gola è uno spettacolo organizzato per l’Estate Fiorentina 2016 da Kanterstrasse, con Andrea Giannoni e Marco Giunti (prossima replica 2 Luglio). Consigliamo anche il reading in lingua inglese Eating Kitchen Stories (24 Settembre, 1 e 8 Ottobre 2016).

Una mia carissima amica è partita ieri per fare il cammino di Santiago. Lo scorso anno ha fatto invece un tratto del cammino di San Francesco. Parte con lo zaino in spalla, senza prenotare gli alloggi, carica di mesi di allenamento. È una vera pellegrina.

L’invidia per la sua costanza e determinazione mi ha portata a riflettere sul camminare, anzi, sul mio modo di camminare.

I benefici fisici della passeggiata quotidiana li sappiamo tutti, i medici ce li ripetono da anni (grazie medici, insistete!). Pensavo più che altro a quelli mentali. Sono un tipo ansioso, troppe preoccupazioni. Nei momenti di maggiore stress immagino il mio cervello come una nuvoletta (memore dei disegni da scuola elementare) piena zeppa di pensieri che si accumulano, si accumulano, si accumulano…
Un groviglio di nozioni, idee, soluzioni, riflessioni, pensieri miei, pensieri di altri, pensieri di tutti… a volte credo di essere un registratore.

Poi decido di andare a camminare. Così, di punto in bianco.

E respiro. Scelgo sempre viottoli di campagna, dove ci sia del verde, tanto possibilmente. E dove non passino le macchine, voglio solo sentire cantare gli uccellini. Perché, che ci crediate o no, gli uccellini cantano ancora.

Il cervello prende aria, i pensieri piano piano mi si staccano di dosso e si disperdono. Ogni passo un pensiero che vola via. Diventa tutto relativo, tutto si ridimensiona. E sto solo camminando! Immaginatevi se mi mettessi a correre!

Non sono però il tipo che parte da sola per un lungo viaggio a piedi, come la mia amica. Vorrei esserlo, ma non ho l’allenamento giusto e ho una “leggera” tendenza a perdermi (quando è uscito il primo navigatore me lo hanno regalato in tre!). Preferisco partire con una guida esperta e un gruppo di persone con cui condividere il viaggio.

Magari toccando anche luoghi d’arte, piccoli e rilassanti paesi dove prendere un caffè, parlare con persone che di pellegrini ne vedono passare molti e se ne prendono amorevolmente cura, indicando loro la via, offrendo da bere, un passaggio, un saluto.

Chi cammina gode di particolari privilegi, tutti lo guardano con ammirazione. Secondo me perché si vede che ha il cervello, anzi, la nuvoletta libera da pensieri aggrovigliati. Perché se cammini non puoi avere pensieri pesanti, devi avere per forza un bagaglio leggero.

Vuoi partire per un cammino in Val d’Orcia e lungo la via Francigena? Scrivimi!

Mi ha sempre affascinato la tecnica che serve a creare le statue in bronzo.
A partire dal nome: fusione a cera persa.
È una tecnica antichissima, risalente all’età del bronzo e ampiamente usata in età classica. Quasi del tutto abbandonata nel Medioevo, fu poi ripresa nel Rinascimento.

Proverò a spiegare in poche parole un procedimento nella pratica lungo e laborioso. Il primo passo per realizzare una statua in bronzo è creare la statua in terracotta (chiamata anima), per stenderci sopra uno strato di cera, che l’artista rifinisce con tutti i particolari. A questa vengono applicati dei canalini e un imbuto, sempre in cera. Il tutto viene ricoperto nuovamente di terracotta e messo in forno. La cera così si scioglie ed esce dai canalini. Dall’imbuto viene poi versato il bronzo fuso e, una volta raffreddato, viene tolta la creta. Ed ecco la statua.

Non vi pare romantico il nome che hanno scelto per questa tecnica? A cera persa. L’accento è su un elemento che si perde, che se ne va, che sparisce. Ma che è fondamentale per la creazione, è in questa parte che si definiscono tutti i particolari, le piccolezze, le caratteristiche del soggetto.
Ha un sapore nostalgico.

Mercurio_volante,_Giambologna,_Bargello_Florenz-01 (1)La difficoltà della realizzazione delle statue in bronzo è inoltre quella della impossibile correzione. Una volta che il bronzo fuso si è solidificato e la statua è fatta, non si possono fare modifiche e la cera sulla quale hanno lavorato per imprimere ogni minimo particolare è ormai sciolta. Insomma, buona la prima!

Il procedimento della cera persa si è modificato negli anni, andandosi a perfezionare, grazie ad artisti come Verrocchio, Lorenzo Ghiberti, Donatello. Se volete vedere un capolavoro indiscusso di questa tecnica non potete però perdere il “Mercurio volante” di Giambologna (1580) conservato al Museo del Bargello di Firenze. L’artista, scultore fiammingo, in realtà si chiamava Jean de Boulogne ed è stato ribattezzato come solo i fiorentini sanno fare. Ma questa è un’altra storia.

Vuoi prenotare un tour a Firenze sulle tracce di Giambologna e di altri maestri della tecnica a cera persa? Scrivimi!

 

Immagine: By Rufus46 (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons